Questa tanto acclamata STEAM education

La STEAM education è diventata ormai davvero popolare oggi, ed esistono tantissime realtà che la propongono. C’è chi organizza laboratori e corsi, chi commercia materiali e dispositivi, chi propone consulenza e formazione. Dai più piccoli ai più grandi, associazioni, cooperative e imprese, online e non.

La Tata Robotica® è stata una delle primissime realtà ad occuparsene. Già nel 2015 era impegnata a diffonderne il valore e l’importanza, soprattutto a scuola, ma non solo. Questo quando termini come coding, maker o STEM erano degli strani sconosciuti e si faticava a far comprendere il ruolo fondamentale che avrebbe avuto.
 

Perché La Tata è diversa?

 

La Tata Robotica® ha dato vita ad una sua personale e studiata visione della Cultura Tecnologica. Della necessità di avere una educazione tecnologica e del suo impatto sulla società. La Tata crede in quello che fa, nella forza delle idee, trasmesse e condivise, con parole ed esempi pensati e misurati.

Considera il suo progetto una missione e per questo si allontana da chi utilizza luoghi comuni o fraintendibili accattivanti messaggi solo per scopo economico (education for marketing).

 

Che cosa ha di diverso? 
 

La sua visione combina il meglio di molti ambiti, di cui questi tre, sono solo i principali: il mondo dell'Ingegneria, del Design, ed Educativo. La sua esperienza è maturata grazie all’imparare, con e dagli altri (peer-learning). Insieme a professionisti, insegnanti, educatori ma anche, e ultimi ma non per meno importanza, da tutti i partecipanti ai laboratori, compresi gli studenti e i bimbi e le bimbe che ha incontrato nel suo percorso. La sua forza sta nel continuo miglioramento, possibile grazie ad un costante e vibrante studio (lifelong learning).
La Tata Robotica
® è inoltre super dinamica e sempre aggiornata. La sua passione per i viaggi e le culture diverse, la guidano nella scoperta di fiere, esposizioni, mostre e musei. Nonché alla ricerca e allo studio di nuovi libri, giochi, contenuti e buone pratiche.

Non può esistere Cultura Tecnologica senza Educazione.
In un laboratorio non possono mancare le parole “prego”, “per favore” e “grazie”. L’uso della tecnologia deve essere veicolo di buoni principi, comportamenti inclusivi e azioni sostenibili (come dovrebbe ogni altra materia). Non possiamo permettere che l’apprendere nozioni sulla tecnologia abbia la precedenza sul vivere in modo etico, equo e sostenibile. Sarebbe come avere l’occasione di insegnare storia per la prima volta (si insegna storia per trarne dei messaggi, per esempio l’importanza della pace e della diplomazia) e poi durante un diverbio lasciar correre e pensare "ma, sì litigare capita".

 

Avere un’Educazione Tecnologica e coltivare una Cultura tecnologica è fondamentale per tutti.
Viviamo in un mondo permeato dalla tecnologia in ogni settore e in molti aspetti della nostra quotidianità. Per questo sta a noi gettare le basi per un vivere etico, equo e inclusivo, in un mondo dove la tecnologia è tra tutti noi. E’ una delle prima volta nella storia in cui la tecnologia si è così diffusa, ed è per questo, che siamo responsabili di trovare delle regole comuni per una nuova società.

Un’educazione, una cultura.
 

La robotica è interdisciplinare.
Per antonomasia la robotica, racchiude meccanica, elettronica e informatica. Come tale quindi si presta benissimo al veicolare e rendere accattivanti tantissimi argomenti anche trasversali. Dalla geografia all’orientamento, dalla musica alla pittura, dalla fisica alla matematica, dalla storia allo studio delle lingue straniere, dal pensiero critico al design. L’effetto WOW della novità che la contraddistingue non deve essere visto come minaccia verso altri ambiti, bensì un modo per rivalutare e dare nuova luce anche a tecniche e pratiche del passato. Come la stampa 3D che sta aiutando l’archeologia o la laser cutter che promuove i nuovi artigiani digitali.

 

Non conoscere il Linguaggio della tecnologia, vorrebbe dire essere analfabeti nel nostro mondo e nel mondo che verrà. Questa analogia permette di rendere chiaro quanto sia fondamentale. Poiché essere analfabeti significa ignorare, non comprendere, non avere gli strumenti per fare o farsi domande. Rimanere analfabeti tecnologici ci rende passivi utilizzatori della tecnologia, sia essa fisica o digitale. Ma che lingua parla la tecnologia? Sicuramente la programmazione informatica (coding) ma non solo, anche il pensiero critico e la logica computazionale.
 

Sfatiamo un mito:
“Dobbiamo diventare tutti programmatori!”

L’obiettivo non è crescere maree di programmatrici e programmatori dai super poteri, come se questo fosse l’unico mestiere del futuro (anche se è noto che è altissima la richiesta di queste competenze).
Ma dare a tutti le basi per comprendere il nostro mondo. 
Comprendere serve per avere gli strumenti per vivere bene e in modo consapevole. Dare a tutti la possibilità di venire a contatto con queste idee e poi magari scoprire che ci appassionano oppure no, ma avere comunque questa competenza di base, che oggi si può considerare al pari di saper far di calcolo, scrivere e leggere.

 

Sfatiamo un altro mito: “Meglio che studi l’Italiano!”
Allo studio e all’imparare non andrebbero mai posti limiti a priori. “Sono troppo piccoli per imparare..” “Meglio che studino altro..”.
Nessuno è troppo piccolo per imparare buoni esempi e comportamenti. Esistono molte attività su pensiero critico e logica computazionale che non prevedono l'utilizzo di schermi (coding unplugged per esempio). 
Imparare il linguaggio della tecnologia (programmazione informatica, coding, principi ingegneristici) non impediscono di imparare altro. Anzi, riescono facilmente ad essere un incentivo per lo studio di altre materie.

 

La tecnologia è una rivoluzione.
La conoscenza tecnologica e ingegneristica non può e non deve fare distinzioni. La società ci spinge erroneamente a credere che queste “non sono cose da bimbe”. La ricerca ci dice che non ci sono distinzioni, non è vero che gli uomini o le donne sono più bravi in certi campi che in altri. L’esperienza ci ha insegnato che i pregiudizi sono solo pregiudizi. Tutti meritiamo un occasione per provare, come un bimbo può amore aspetti creativi ed estetici, così una bimba può amare ed ama la scienza e gli aspetti più logici e tecnici.

 

I destinatari dei laboratori sono al centro.
Siano essi bambine o bambini, insegnanti, educatori. Sono loro ad avere la priorità. Tutto è progettato avendo sempre loro in mente (Montessori). Ogni laboratorio è pensato per ottenere l’esperienza migliore possibile per chi ne fruirà. Ogni singolo aspetto del laboratorio è progettato e ragionato, un esempio?
Se sul tavolo ci sono 8 colle in un laboratorio per 12 partecipanti, non è una dimenticanza. E’ il tentativo studiato per esercitare la condivisione ed evitare gli sprechi. Se sul tavolo ci sono carte riciclate o già in parte utilizzate, sono lì appositamente, per insegnare che ci si può divertire ed imparare anche riutilizzando i materiali.

 

Nei laboratori “si fa” e “ci si mette le mani” (hands-on).
I partecipanti ai laboratori sono i protagonisti, apprendono nell'essere attivi creatori e costruttori (Papert, 1986).
Nei laboratori si parla, si scambiano idee, ci si contamina e si prende ispirazione dagli altri. Se l’errore capita, non è un problema, si deve provare e poter sbagliare per apprendere. Si affrontano gli ostacoli con positività e insieme.
Nei laboratori non si sta a guardare ma ci si fanno domande e si cercano risposte per risolvere problemi, per poi dare vita, e forma, alle idee per condividerle (Munari, 1992).

 

Dinamismo e mente aperta.
Nei laboratori della Tata non esistono pregiudizi o preconcetti. Crede che ognuno possa provare, sbagliare, mettersi in gioco e divertirsi!
Senza la frustrazione di dover raggiungere obiettivi impossibili o la perfezione. Ogni laboratorio è dinamico, si adatta sul momento alle persone che incontra, alla loro curiosità, ai loro spunti e su questi crea un’esperienza positiva che cerca quel compromesso tra obiettivo, sostegno e libertà di espressione (Resnick, 2017). Il laboratorio è disposto a cambiare parole, non si aspetta e non ha bisogno di conoscenze pregresse. Tutti possono partecipare!

 

Sfatiamo un ultimo mito: “La creatività incentiva il non seguire le regole!”

Nei laboratori della Tata la creatività è colonna sonora delle attività. Ma creatività non vuol dire rompere le regole. Io, come persona, riesco ad essere creativo solo quando conosco davvero a fondo un argomento. Creatività è il più alto gradino della conoscenza (Bloom, 2001). Non potrò mai inventare una ricetta se non conosco gli ingredienti.
Ecco perché crediamo, contro ogni luogo comune, che la creatività, sia l'incentivo più bello allo studio, all'impegno e alla perseveranza!

PUOI:
Condividere — riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare questo materiale con qualsiasi mezzo e formato
Modificare — remixare, trasformare il materiale e basarti su di esso per le tue opere

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