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Progettare il pensiero: l’approccio del Design Thinking

Oggi parliamo di un tema che alla Tata sta molto a cuore. Anzi, è forse uno dei principi fondanti della sua mission: il Design Thinking.

 

Forse ne avete sentito parlare in relazione alle STEAM e alla tecnologia, ma è molto, molto di più. Cominciamo dal principio.

 

Che cos’è il Design Thinking?

È una metodologia di pensiero (così denominata dai ricercatori dell’Università di Stanford), un approccio allo stesso tempo analitico e creativo per la risoluzione dei problemi. 

“To design” in inglese significa infatti progettare: definita una problematica da risolvere, il metodo di Design Thinking definisce le fasi di progettazione e realizzazione di un prodotto o di un servizio che risponda a quella esigenza. In altre parole, quando parliamo di DT, intendiamo un processo di progettazione che porta alla risoluzione di una certa problematica.

 

Potrebbe sembrare un inglesismo di recente introduzione, ma il Design Thinking, affonda in realtà le sue radici nella cultura del design di lunga data. Anche il grande Bruno Munari nel suo libro “Da cosa nasce cosa” teorizzava un processo creativo simile.

 

 

Come funziona?

Se parliamo di processo e di metodo, parliamo di un sistema sviluppato in diverse fasi, che potremmo sintetizzare così:

  1. Definizione del problema, analizzando ogni caratteristica. In questa fase ci si può avvalere di ricerche, interviste, osservazioni, raccolta dati, ecc;

  2. Ricerca di idee, o anche brainstorming. Si elencano le probabili soluzioni, confrontandosi sulle possibili applicazioni, cercando idee innovative e adatte al contesto;

  3. Sviluppo del concept. Una volta trovata la soluzione più indicata, ne inizia lo sviluppo, producendo, eventualmente, un prototipo e facendo seguire svariati test per verificarne la funzionalità;

  4. Lancio. Una volta ideato e testato l’artefatto/prodotto/servizio, sarà pronto per essere finalmente applicato al problema iniziale.

 

Inutile ricordare gli effetti positivi che questo metodo comporta: la valorizzazione del lavoro in team, del confronto positivo tra pari, l’importanza della condivisione e, più in generale, l’efficacia di un progetto ponderato e ben studiato.

 

Il DT inoltre, non va considerato come un processo lineare: una volta trovata una soluzione, potremmo sempre pensare a un suo miglioramento, ricominciando il processo e avviando un circolo virtuoso!

 

 Progetto dei ragazzi del Liceo Fanti (Carpi)

 

Esistono diversi modelli di Design Thinking?

Non è un metodo rigoroso: si trovano diverse concezioni e rivisitazioni interessanti.

 

Una è quella del Launch Cycle, ideata da John Spencer: si tratta di un modello student-friendly, pensato per il mondo dell’educazione e della formazione. Si compone di 7 fasi:

 

L: Look, Listen, and Learn

A: Ask Tons of Questions

U: Understanding the Process or Problem

N: Navigate Ideas

C: Create a Prototype

H: Highlight and Fix

Launch to an Audience 

 

 Immagine tratta dal blog di John Spencer

 

Ragazzi e ragazze vengono quindi invitati prima di tutto ad osservare, ascoltare e indagare un problema, analizzandolo in ogni suo aspetto, facendo ricerche, interviste, imparando il più possibile sul contesto in cui andranno a intervenire, prima di cominciare la ricerca di possibili soluzioni, confrontandosi e analizzandone le conseguenze. Successivamente potranno passare alla realizzazione di un prototipo (un disegno, una presentazione digitale, un progetto ingegneristico), effettuando test e registrando successi e insuccessi, consapevoli del fatto che “ogni errore li avvicina alla soluzione”.

 

Anche Mitch Resnick del Mit Media Lab (ve lo ricordate? Ne abbiamo parlato la settimana scorsa nell’articolo su LCL!) ne ha teorizzato un modello - la spirale dell’apprendimento creativo - nel suo libro “Lifelong Kindergarden”: in questo caso l’apprendimento è concepito, appunto, come una spirale, un circolo virtuoso di gioco e divertimento che favorisce l’innovazione e punta al costante miglioramento. 

Qui le fasi sono immagina, crea, gioca, condividi e rifletti, ricomincia ad immaginare. Il concetto è lo stesso: dato un problema o un quesito, si esplorano le probabili soluzioni, ci si confronta, si procede per tentativi, fino ad elaborare una possibile soluzione, ricominciando poi da capo, senza dimenticare la dimensione ludica e l’intrattenimento.

Immagine tratta dal saggio "All I Really Need to Know (About Creative Thinking)I Learned (By Studying How Children Learn) in Kindergarten" di Mitch Resnick

 

Il Design Thinking è intorno a noi

Il DT non riguarda quindi solo il mondo della tecnologia, anzi! Essendo un metodo flessibile, un approccio mentale più che un vero schema rigido di comportamento, oggi viene applicato nei più svariati campi: da ingegneri, progettisti, creativi, insegnanti, amministratori. I business manager ne fanno ampio uso nelle loro aziende o nelle start up prima del lancio di nuovi prodotti o servizi, ma possiamo pensare anche ad applicazioni nel mondo dei giocattoli: l’Innovation Cycle di Little Bits è uno degli esempi più calzanti.

 

Qualche esempio concreto?

Di Design Thinking ha parlato anche la Tata che lo scorso anno ha coinvolto studenti e studentesse del Liceo Fanti in un percorso per l’ideazione e la realizzazione di alcuni giochi. L’iniziativa faceva parte della Festa del Gioco del 2017 e rientrava nelle ore di Alternanza Scuola-Lavoro. Per l’occasione ragazzi e ragazze, coordinati dalla Tata, avevano ideato un video, realizzato interamente con la tecnica del green screen (ne abbiamo parlato anche qui).  

 

È stata un’esperienza bellissima e gratificante per tutti, con tanto di riconoscimento: il progetto ha ottenuto il terzo posto al concorso “Storie di Alternanza” della Camera di Commercio di Modena.

Ancora una volta didattica e tecnologia si sono incontrati con risultati memorabili!

 

 

Se siete abbastanza curiosi, potete partecipare al corso in partenza del dott. Matteo Vignoli, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, “Design Thinking per la didattica per progetti” promosso dalla Fondazione Golinelli. Lavorando  sulla  progettazione  didattica,  il  percorso  si propone di trasmettere le basi del Design Thinking e dell’apprendimento creativo, fornendo gli strumenti utili per la loro applicazione.

 

Buona progettazione! :)
 

 

 

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