Attivare i laboratori a scuola: una mini guida

Lo avete chiesto in tanti, perciò è arrivato il momento di fare chiarezza. 

Come si fa ad attivare un laboratorio della Tata a scuola?

 

Prima di cominciare è bene sapere che, qualunque laboratorio tenuto da professionisti esterni, non può essere attivato “magicamente” su richiesta. Ogni attività dovrebbe essere sempre avvallata dal Consiglio di classe e da quello dei genitori, che mantengono il diritto di far partecipare o meno i propri figli e le proprie figlie ai laboratori. Se parliamo di attività durante l’orario scolastico, poi, il progetto dovrà passare per un bando a cui i professionisti potranno aderire.

 

E’ bellissimo quindi vedere entusiasmo per i laboratori proposti dalla Tata, questo ci rende molto orgogliosi, ma è utile conoscere bene le opportunità e gli adempimenti da seguire per poterli attivare nel proprio istituto! :)

 

 

Come si attiva un laboratorio della Tata a scuola?

Innanzi tutto è bene distinguere tra i progetti per i più piccoli (coding, robotica creativa, stampa 3D, ecc) e formazione per insegnanti

 

La Tata è infatti in grado di ideare progetti su misura per classi di bambini e bambine dai 5 anni, proponendo attività creative, divertenti e originali dedicate al mondo STEAM che impieghino strumenti e software didattici innovativi come Little Bits, Micro Bit, Scratch, stampante 3D e tanto altro.

 

 

Ma è anche in grado di progettare corsi per docenti ed educatori (singoli o di gruppo) per imparare a usare quegli stessi strumenti o per integrare le nuove tecnologie nella didattica in maniera divertente e innovativa (qualche settimana fa, ad esempio, abbiamo parlato di green screen).

 

 

Come si finanzia?

Per i finanziamenti esistono sostanzialmente tre strade:

  • la sponsorizzazione di uno o più genitori: un papà o una mamma particolarmente attenti al mondo delle STEAM possono decidere di sostenere economicamente il laboratorio per tutti, ma può essere anche una decisione corale della classe in cui ogni famiglia si impegna a versare la propria quota per la durata del corso. Nel caso della formazione di insegnanti ed educatori, invece, ognuno sostiene la propria parte;

  • lo stanziamento di fondi della scuola: se l’istituto ha un budget da spendere in attività extra, potrebbe decidere di sostenere laboratori come quelli della Tata;

  • la partecipazione a un bando: ne esistono di tantissimi tipi e sono generalmente offerti da fondazioni private (es. Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi o di Modena), dal Ministero dell’Istruzione, dalla Regione o dall’Unione Europea.

 

 

Come funzionano i bandi?

Qui si apre un capitolo complesso: aderire a un bando - che sia ministeriale, regionale o europeo - comporta una serie di adempimenti burocratici che, sulle prime, possono spaventare: in questo mondo la collaborazione tra personale amministrativo della scuola, docenti e genitori è fondamentale!

 

Scrivere un bando è infatti piuttosto complicato, specie la prima volta: è necessario recuperare molta documentazione tecnica, preparare il progetto a puntino, rispettare normative, tempistiche e regole molto rigide. Seguire questa mole di burocrazia necessita personale dedicato (in effetti esistono professionisti che si occupano proprio di questo) e se non ci si aiuta, si finirà col perdere un’opportunità!

 

È la scuola (non i soggetti privati) che deve aderire ai bandi attivi, candidandosi e proponendo un’attività: una volta approvata, arriverà il finanziamento e i laboratori potranno cominciare. 

 

È importante quindi tenere monitorati i portali di riferimento per organizzarsi per tempo e rispondere puntualmente a tutte le richieste: chiunque può dare una mano, insegnanti, animatori digitali o genitori interessati, seguendo le ultime novità e informando il personale amministrativo dell’attivazione di un nuovo bando, affinché si mobiliti.

 

Spesso si tende a credere che il mondo dei bandi sia molto competitivo. Certo, alcuni selezionano solo una scuola per provincia e chi meglio si organizza…meglio alloggia. Per la Tata, però, è fondamentale, ancora una volta, sottolineare il concetto di collaborazione: l’unione fa la forza e se ci si coordina tra i diversi istituti, scambiandosi informazioni e competenze, saranno avvantaggiati tutti quanti.

 

 

 

La Tata, in tal senso, ha raccolto diverse esperienze: lo scorso anno ha aderito, insieme all’Istituto comprensivo di Ravarino e a quello di Ostellato (a proposito di collaborazione…), a un bando ministeriale dedicato alla cultura scientifica e agli stereotipi di genere, “In estate si imparano le STEM”, mentre, solo un mese fa, si è concluso al Liceo Fanti il Premio Scuola Digitale, finanziato dal Miur, per premiare i progetti più innovativi del mondo scolastico, a livello sia locale che nazionale (tale progetto prosegue tuttora attraverso numerose opportunità). 

 

 Un ruolo fondamentale lo gioca l’Europa che, oltre a bandi ad hoc per il mondo della scuola, ha messo a disposizione dei paesi membri finanziamenti per l’innovazione scolastica: nel 2014 il Miur ha declinato questi fondi nel PON (Programma Operativo Nazionale), un piano di investimenti di durata settennale (fino al 2020 quindi) per accompagnare gli istituti scolastici nella trasformazione digitale.

 

 

Un po’ di siti da tenere d’occhio…

 

E ricordate: la collaborazione tra istituti è sempre un valore aggiunto, sia per la candidatura ai bandi che per la trasmissione di valori positivi alle nuove generazioni :)

 

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